Autoefficacia di Bandura: significato, esempi e applicazioni pratiche
L’autoefficacia è un concetto centrale nella psicologia motivazionale, introdotto dallo psicologo Albert Bandura, e si riferisce alla convinzione che una persona ha nelle proprie capacità di affrontare situazioni e raggiungere obiettivi specifici. A differenza della semplice autostima, l’autoefficacia è legata alla percezione della propria competenza in contesti concreti e in compiti ben definiti.
Comprendere il significato dell’autoefficacia può avere un impatto profondo sul modo in cui studiamo, lavoriamo e prendiamo decisioni nella vita quotidiana. Una forte percezione di autoefficacia può aumentare la motivazione, migliorare la gestione dello stress e influenzare positivamente le performance personali e professionali.
In questo articolo approfondiremo il significato del termine secondo la teoria di Bandura, analizzeremo come si manifesta nella pratica e vedremo come sia possibile sviluppare e rafforzare la propria autoefficacia attraverso azioni mirate e consapevoli. Scopriamo insieme come questo concetto può diventare uno strumento potente di crescita personale.
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Che cos’è l’autoefficacia
Spesso capita di sentirsi non in grado di affrontare alcune sfide, anche quotidiane. Ci si sente sopraffatti dagli eventi, senza possibilità di riuscire in qualcosa, affrontare specifici compiti o superare eventuali problemi. E proprio questi pensieri di capacità o incapacità di padroneggiare situazioni, attività e aspetti del proprio funzionamento psicologico, sociale e prestazionale, definiscono l’autoefficacia.
Il primo ad occuparsene fu Albert Bandura, psicologo noto per le sue ricerche sull’apprendimento sociale. L’uomo, nel suo libro “Autoefficacia. Teoria e Applicazioni”, evidenzia che il ruolo cruciale nella sua costruzione è la percezione stessa di autoefficacia che ciascuno di noi ha, ovvero delle capacità personali che permettono di conoscere sè stessi e, di conseguenza, regolare il proprio comportamento.
In altre parole, la convinzione di avere capacità di organizzare ed eseguire le sequenze di azioni necessarie per riprodurre determinati risultati, determinano cosa le persone provano e pensano, come tendono a motivarsi e quali comportamenti mettono in atto.
Di conseguenza, ad un basso senso di autoefficacia corrispondono basse aspirazioni, poco impegno, rimuginio sui propri dubbi, comportamenti di evitamento e vulnerabilità allo stress. Al contrario, chi nutre un forte senso di autoefficacia affronta attivamente le difficoltà, ponendosi obiettivi di cambiamento e perseverando per raggiungerli, cerca soluzioni ai problemi senza rimuginare su essi e ritiene i fallimenti rimediabili.
Esempi ed applicazioni pratiche
Di certo, il senso di autoefficacia dipende dal contesto e non si manifesta sempre con le stesse caratteristiche.
Ad esempio, nel contesto scolastico, uno studente può ritenersi molto bravo nelle materie umanistiche, ma allo stesso tempo considerarsi assolutamente incapace di apprendere nozioni matematiche o scientifiche.
In particolare, i bambini con DSA sperimentano fin dalla scuola primaria un basso senso di autoefficacia circa le proprie abilità accademiche sviluppando un’immagine negativa di sé e, di conseguenza, anche i livelli d’ansia sociale.
Altri esempi di vita in cui il senso di autoefficacia viene messo a dura prova, impattando negativamente, sono casi di sintomi psicologici come disturbi dell’umore o attacchi di panico.
Un’importante applicazione pratica si nota invece nei pazienti oncologici.
In questo ambito, infatti, l’autoefficacia percepita è di fondamentale importanza nel mediare il rapporto tra sintomi e depressione. In quest’ottica, uno degli interventi maggiormente utilizzati con i pazienti con diagnosi di cancro è la Mastery Enhancement Therapy.
Tale intervento, volto migliorare l’autoefficacia, punta a valutare cosa è importante per la persona in relazione al suo passato e alle sue esperienze. Attraverso un percorso di quattro sessioni, della durata di 30-40 minuti, si cerca di incoraggiare il paziente a mettere in atto dei piani per far accadere ciò che decide di ripromettersi di fare.
Come costruire la propria autoefficacia
Per migliorare la propria autoefficacia, è importante lavorare su fattori quali:
- maturità emotiva: capacità di riconoscere, comprendere e gestire le proprie emozioni in modo costruttivo ed equilibrato. Ad esempio, l’ansia prima di un esame, se si presenta con un’intensità adeguata può aiutare a concentrarsi ma se si manifesta con intensità molto elevate, può portare ad avere pensieri catastrofici. Per raggiungere una stabilità, è possibile praticare la meditazione o appoggiarsi a un qualche tipo di terapia.
- comunicazione fluida: la capacità di relazionarsi all’altro in modo chiaro, empatico e collaborativo è fondamentale per creare relazioni interpersonali soddisfacenti. In quest’ottica, praticare l’ascolto attivo e lavorare sulla propria intelligenza emotiva;
- capacità di finalizzazione e attuazione: consiste nell’abilità di pianificare e portare a termine le proprie attività con disciplina. Per farlo è necessario stabilire obiettivi attraverso piani d’azione dettagliati;
- analisi corretta del contesto: comprendere il contesto in cui ci si trova implica la capacità di valutare accuratamente le situazioni, identificare le opportunità e le minacce, e adattare di conseguenza le proprie strategie. Per farlo è necessario sviluppare competenze analitiche;
- osservazione degli altri: confrontarsi con gli altri che hanno vissuto la medesima situazione e realizzato buone performance, in assenza di conseguenze negative. In questo modo è possibile essere indotti a iò a credere di poter svolgere lo stesso compito in modo adeguato.
Esercizi
Ad oggi, esistono e sono consigliati alcuni esercizi in grado di aumentare la sensazione di autoefficacia.
Un primo esercizio da eseguire è quella di:
- descrivere una situazione difficile già affrontata in passato;
- analizzare qual era l’obiettivo da raggiungere;
- concentrarsi sulle azioni che hanno portato alla soluzione del problema;
- focalizzare l’attenzione sulla capacità di emergere da una situazione spiacevole;
- mettere in atto le azioni che hanno portato ad avere controllo e gestione degli eventi.
Un altro importante esercizio consiste in:
- annotare su un diario una sfida al giorno;
- segnare come ci si sente ogni volta che essa viene superata con successo;
- valorizzare i propri punti di forza;
- cercare di colmare le lacune;
- complimentarsi con sé stessi quando si raggiunge un risultato soddisfacente.
L’autoefficacia percepita ha un impatto importante sul proprio sé. Chi non la nutre, infatti:
- focalizza l’attenzione sulle proprie mancanze, sugli eventuali ostacoli e sulle conseguenze negative;
- dopo un insuccesso, riacquisisce molto lentamente fiducia nelle proprie capacità;
- è più sensibile allo stress e a sintomi depressivi;
- è poco ambizioso e tende ad evitare le attività considerate complesse;
In quest’ottica, prendere coscienza delle proprie capacità permette di raggiungere gli obiettivi e migliorare la propria efficacia personale in ogni ambito della vita.