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- 25-01-2026
- Sara Elia
- In Skills e produttività
- 4 minuti
Value Stream Mapping: la tecnica chiave per analizzare e migliorare la produttività aziendale
Nel contesto competitivo attuale, caratterizzato da processi sempre più complessi, tempi ridotti e forte pressione sui costi, la Value Stream Mapping si afferma come uno degli strumenti più efficaci per comprendere davvero come funziona un’organizzazione.
Non si tratta solo di una tecnica di analisi, ma di una mappa strategica capace di rendere visibile ciò che spesso resta nascosto: colli di bottiglia, attività a non valore aggiunto, sprechi di tempo e risorse.
La Value Stream Mapping (VSM) consente di rappresentare in modo chiaro e strutturato l’intero flusso di lavoro, dal primo input fino alla consegna finale al cliente, offrendo una visione d’insieme che facilita decisioni più consapevoli e interventi mirati. Proprio per questo è ampiamente utilizzata nei contesti Lean, nella produzione industriale, nei servizi e sempre più spesso anche nei processi amministrativi e digitali.
In questo articolo analizzeremo in modo chiaro e pratico cos’è la Value Stream Mapping, come funziona e perché è uno strumento chiave per migliorare la produttività aziendale. Vedremo come applicarla correttamente per ottimizzare i processi, ridurre gli sprechi e aumentare l’efficienza operativa, trasformando l’analisi dei flussi in un vero vantaggio competitivo.
Indice dei contenuti
Che cos’è la Value Stream Mapping
La Value Stream Mapping (VSM), letteralmente “Mappatura della Catena del Valore”, è la mappatura grafica dell’insieme di processi ed attività che concorrono alla realizzazione di un prodotto. Nello specifico:- fornitore;
- catena di produzione;
- consegna del prodotto finito al cliente.
Nello specifico, lo strumento si concentra su tre tipi di attività quali:
- valore aggiunto, che contribuiscono direttamente al prodotto o servizio richiesto dal cliente;
- necessarie ma senza avere valore aggiunto, ovvero verifiche burocratiche obbligatorie o procedure di conformità;
- non a valore, cioè completamente inutili e generatrici di sprechi.
Value Stream Mapping: come scegliere il processo da analizzare
Per realizzare una Value Stream Mapping efficace, è di certo necessario scegliere il giusto processo da analizzare e selezionare un team ottimale. In questo senso, è infatti necessario mettere insieme un gruppo con competenze complementari e una conoscenza diretta dei processi aziendali.Non tutti i processi hanno lo stesso impatto e conviene partire da quelli più critici per l’azienda o per il cliente, che permettono di apportare benefici tangibili, ad esempio, un iter burocratico interno troppo lento. Al contrario, mappando processi marginali si rischia solamente di sprecare tempo ed energie.
D’altra parte, il team ideale dovrebbe includere:
- Value Stream Manager: colui che ha visione strategica del processo e coordina il progetto, assicurando che tutti lavorino verso obiettivi comuni;
- manager ed operatori: chi lavora quotidianamente sul processo e conosce problemi, ritardi e criticità invisibili dalla sola osservazione esterna;
- esperti di IT, logistica e qualità, se il processo include flussi informativi complessi, gestione di documenti digitali o controllo qualità.
Current State Map: come osservare, raccogliere dati e individuare gli sprechi reali
La fase della Current State Map è il cuore della Value Stream Mapping, in quanto permette di trasformare un processo confuso e frammentato in un percorso chiaro e visuale. Per farlo correttamente, occorre basarsi solo su dati reali provenienti dall’osservazione diretta, evitando supposizioni o interpretazioni personali. In altre parole, è necessario riuscire a vedere il processo così com’è, non come si pensa che sia.Nello specifico, è necessario raccogliere dati quali:
- tempo di ciclo (Cycle Time): quanto tempo richiede ogni attività;
- tempo di attesa tra un’attività e l’altra;
- lotti di produzione o dimensione delle pratiche gestite;
- frequenza di errori;
- strumenti utilizzati, quali software, documenti cartacei o moduli digitali;
- numero di operatori coinvolti e tipo di competenze richieste;
- movimenti fisici: spostamenti di materiali, persone, documenti.
- attese inutili dovute a colli di bottiglia o ritardi informativi;
- movimenti superflui: prodotti che passano da un reparto all’altro più volte senza motivo;
- duplicazioni documentali, come controlli ripetuti o file salvati in più sistemi;
- sovrapproduzione, tipica nei reparti che lavorano in anticipo rispetto alla domanda reale.
- errori e rifacimenti, che consumano tempo, risorse e generano.
L’ultima fase: la Future State Map
Una volta completata la Current State stato attuale, è necessario immaginare come dovrebbe funzionare in modo corretto il flusso di lavoro, la cosiddetta Future State Map. Si tratta di un piano operativo concreto e misurabile, che orienta l’azienda verso una maggiore produttività, una riduzione degli sprechi e un flusso di lavoro più fluido e stabile.L’obiettivo non è creare un processo perfetto, ma un processo realisticamente migliorabile, considerando aspetti chiave quali:
- riduzione delle attività non a valore aggiunto, come attese, trasporti inutili, controlli ripetitivi;
- ridistribuzione del carico di lavoro, per evitare sovraccarichi in alcuni reparti e inattività in altri;
- standardizzazione dei metodi operativi, in modo che le attività non dipendano da interpretazioni personali;
- ottimizzazione dei passaggi informativi, spesso la causa principale dei ritardi aziendali;
- definizione degli indicatori KPI, utili a misurare l’efficacia del cambiamento.
Infine, un elemento centrale di quest’ultima fase del Value Stream Mapping è il coinvolgimento delle persone tra operatori, tecnici, responsabili di reparto e management. Ogni proposta di miglioramento deve infatti essere realistica, sostenibile e accettata da chi dovrà metterla in pratica.
Sara Elia
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