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- 23-01-2026
- Sara Elia
- In Mindset
- 4 minuti
Cambiare le abitudini difficili con il modello Transteorico di Prochaska e Diclemente
Il modello Transteorico di James Prochaska e Carlo DiClemente è uno dei contributi più solidi e utilizzati per comprendere come avviene il cambiamento comportamentale nel tempo. Nato nell’ambito della psicologia clinica e della ricerca sulle dipendenze, questo modello ha progressivamente ampliato il suo campo di applicazione, diventando un punto di riferimento anche per la psicologia della salute, il coaching, la formazione e il cambiamento delle abitudini quotidiane.
Il valore del modello Transteorico risiede nel suo superare l’idea semplicistica del cambiamento come atto improvviso o puramente volontaristico. Al contrario, Prochaska e DiClemente mostrano come modificare comportamenti radicati – come smettere di fumare, migliorare lo stile di vita, gestire lo stress o abbandonare abitudini dannose – sia un processo graduale, fatto di fasi distinte, progressi, ricadute e rielaborazioni. Comprendere in quale stadio si trova una persona diventa quindi fondamentale per intervenire in modo efficace e realistico.
In questo articolo analizziamo in modo chiaro e accessibile cos’è il modello Transteorico, quali sono le fasi del cambiamento che lo caratterizzano e perché continua a essere così attuale nella comprensione delle abitudini difficili. Un approccio che aiuta non solo i professionisti, ma anche chi desidera leggere il cambiamento non come un fallimento personale, bensì come un percorso strutturato e possibile.
Indice dei contenuti
Che cos’è il Modello Transteorico
Cambiare abitudini radicate è spesso molto più complesso di quanto possa apparire a livello razionale. Infatti, nonostante la decisione di modificare un determinato comportamento, il cambiamento reale tende ad essere difficile da raggiungere e ciò può creare ansia, frustrazione e senso di fallimento.Per ovviare a questo problema, James Prochaska e Carlo DiClemente hanno ideato nel 1982 il Modello Transteorico, partendo da un’ampia analisi comparativa di oltre trecento approcci psicoterapeutici, con l’obiettivo di individuare elementi comuni capaci di spiegare come le persone modificano i loro atteggiamenti nel tempo.
Si tratta quindi di un modello psicologico che descrive il cambiamento comportamentale non come un atto un atto improvviso o una decisione isolata ma come un processo graduale, dinamico e non lineare. Anche la motivazione è concepita come un continuum che varia nel tempo e può aumentare o diminuire in base all’esperienza.
Alla base dell’idea, è presente l’idea che il cambiamento non dipenda esclusivamente dalla forza di volontà, ma da una serie di passaggi progressivi, influenzati da motivazione, da consapevolezza e contesto. In questa prospettiva, il fallimento non è interpretato come una mancanza personale, ma come il risultato di un disallineamento tra lo stadio in cui ci si trova e le strategie utilizzate.
Gli stadi del cambiamento
Uno degli elementi centrali del Modello Transteorico è la suddivisione del cambiamento in diverse fasi in base alla disponibilità psicologica a modificare un comportamento. Esse prendono il nome di stadi e sono caratterizzati ciascuno da bisogni, ostacoli e risorse differenti.Nello specifico:
- precontemplazione: la persona non riconosce pienamente il problema e non considera il cambiamento come necessario, giustificando o minimizzando l’abitudine disfunzionale. In questa fase, la motivazione al cambiamento è assente o molto bassa;
- contemplazione: emerge una maggiore consapevolezza del comportamento problematico, ma il cambiamento è vissuto con ambivalenza e spesso immobilità;
- determinazione: la persona prende la decisione di cambiare e inizia a pianificare azioni concrete per farlo. Si tratta di uno step delicato, in cui l’intenzione deve rapidamente tradursi in comportamenti effettivi per evitare un ritorno alla contemplazione;
- azione: il cambiamento viene messo in pratica con comportamenti coerenti con l’obiettivo prefissato. L’impegno richiesto è elevato e il rischio di ricaduta è ancora presente;
- mantenimento: il cambiamento si è ormai stabilizzato da almeno sei mesi e l’attenzione si sposta sulla prevenzione delle ricadute e sull’integrazione della nuova abitudine nella vita quotidiana fino a quando il comportamento adattivo diventa automatico.
- ricaduta: si tratta di un’eventualità del processo che implica un ritorno temporaneo a comportamenti precedenti, rivedendo strategie e risorse.
Processi e fattori psicologici coinvolti
Il Modello Transteorico individua anche una serie di processi di cambiamento non casuali che diventano più o meno rilevanti in base alla fase in cui ci si trova. Si tratta di strategie psicologiche e comportamentali che permettono il passaggio da uno stadio all’altro. Nello specifico:- cognitivo-esperienziali: comprendono l’aumento della consapevolezza, l’attivazione emotiva, l’auto-rivalutazione, la rivalutazione ambientale e la liberazione sociale. Essi aiutano a comprendere il problema, a dare significato al cambiamento e a percepirlo come possibile e desiderabile;
- comportamentali: includono l’auto-liberazione, il controllo dello stimolo, il contro-condizionamento, la gestione del rinforzo e il supporto delle relazioni d’aiuto. Questi processi permettono di tradurre l’intenzione in azione concreta e di sostenere il cambiamento nel tempo;
- autoefficacia: la fiducia nelle proprie capacità di essere in grado di affrontare situazioni difficili e raggiungere obiettivi specifici. Un livello di autoefficacia troppo basso ostacola l’azione, mentre al contrario una sovrastima delle proprie risorse può favorire ricadute;
- locus of control: riguarda il modo in cui vengono interpretate le cause degli eventi. Un locus interno favorisce la responsabilizzazione, mentre uno esterno può ridurre la percezione di controllo sul cambiamento;
- bilancia decisionale: consente di valutare i pro e i contro del cambiamento, aiutando a superare le ambivalenze tipiche delle fasi iniziali del processo.
Quando e perché usare il Modello Transteorico
Come abbiamo visto finora, il valore del Modello Transteorico risiede nella capacità di fornire una cornice strutturata che permette di comprendere perché il cambiamento spesso si interrompe e come renderlo più sostenibile. Inizialmente applicato ai comportamenti di dipendenza, esso ad oggi si dimostra efficace anche:- quando si affrontano abitudini difficili, caratterizzate da automatismi, resistenze e tentativi di cambiamento falliti. La sua applicazione consente di adattare strategie e interventi allo stadio motivazionale reale, evitando approcci standardizzati e inefficaci;
- in ambito clinico, educativo e di coaching: il modello permette di comprendere perché alcune tecniche funzionano solo in determinate fasi e perché insistere sull’azione quando manca la consapevolezza può risultare controproducente. In questo senso, l’attenzione viene spostata dal “cosa fare” al “quando farlo”;
- nel cambiamento delle abitudini quotidiane, nella salute, nel benessere psicologico e nella crescita personale.
Sara Elia
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