FOMO: la sindrome del “perdersi qualcosa” nell’era dei social media
Il termine FOMO (acronimo di Fear of Missing Out, ovvero “paura di essere tagliati fuori”) è entrato nel linguaggio comune a partire dal 2011, proprio mentre internet e social media iniziavano a occupare un ruolo centrale e pervasivo nelle nostre vite quotidiane. E non è un caso: questi due fenomeni sono strettamente collegati. Scrollare il feed, vedere storie, eventi o momenti vissuti da altri in tempo reale può generare un senso di ansia, frustrazione o inadeguatezza.
La FOMO nasce da qui: dal timore di non essere presenti, di non partecipare, di rimanere indietro rispetto agli altri — che si tratti di un viaggio, di un’opportunità professionale o di una semplice uscita tra amici.
Analizziamo insieme che cos’è davvero la FOMO, da dove nasce, come agisce sulla nostra mente e perché è diventata una delle sindromi più emblematiche dell’era digitale.
Indice dei contenuti
Che cos’è la FOMO
L’acronimo FOMO, in forma estesa “fear of missing out” è il timore di sentirsi estromessi da ciò che accade intorno, la paura di mancare a qualcosa di imperdibile e non stare al passo con gli altri.
Tutto ciò implica anche:
- ansia perdere connessioni ed occasioni;
- stress provocato dal non aver partecipato ad un evento importante;
- frustrazione e senso di colpa di non essere stati parte di un qualcosa percepito come fantastico, spesso perché l’hype intorno a esso è enorme.
A livello generale, questo effetto a livelli moderati è una sensazione presente da sempre a livello arcaico. Nell’ evoluzione umana come specie che vive in branco, infatti, si è sviluppata la necessità di essere inclusi in un gruppo con cui condividere informazioni e protezione. Essa rischia però di diventare un problema quando inizia a condizionare pesantemente la propria vita e portare sentimenti negativi, come una dipendenza.
In quest’ottica, l’apporto disfunzionale di Internet e social media ha agito soprattutto fra le fasce più giovani della popolazione, portando con sè la necessità, che spesso diventa ossessione, di essere iperconnessi per restare costantemente in contatto con le altre persone.
Nonostante ciò, ad oggi la FOMO non è ancora un disturbo riconosciuto nel Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali (DSM) né nella Classificazione Internazionale delle Malattie (ICD).
Sintomi e caratteristiche principali
Chi soffre di FOMO è costantemente in ansia di non fare abbastanza per partecipare alla “vita” che gli accade intorno.
Il fenomeno coinvolge infatti principalmente due componenti: l’ansia che gli altri possano avere delle esperienze piacevoli e gratificanti dalle quali si è assenti e il desiderio di essere costantemente in contatto con gli altri attraverso i social network.
Per questo motivo si sviluppano sensazioni di inadeguatezza che portano ad assumere comportamenti quali:
- utilizzare eccessivamente i social media, tanto fino da arrivare ad un a vera e propria dipendenza;
- provare un sentimento di rabbia e frustrazione intense quando si ascolta il racconto di un evento a cui non si ha partecipato;
- avere paura di non vivere una vita piena ed invidiare gli altri;
- sentire la necessità di condividere tutte le esperienze e le attività sui social media;
- controllare continuamente le notifiche del cellulare e i propri profili social, senza prestare davvero attenzione;
- controllare ossessivamente che cosa stanno facendo gli altri;
- non riuscire a trattenersi dall’aggiornare compulsivamente lo smartphone, per l’ansia di perdersi qualcosa di fondamentale;
- controllare i profili social molto spesso, oppure lo status di qualcuno per capire se è connesso/a.
L’inevitabile conseguenza è quella di non riuscire a staccarsi dallo smartphone per concentrarsi pienamente su ciò che si sta facendo, interrompendo continuamente l’attività.
Conseguenze e implicazioni sociali
Di certo, la FPMO è stimolata dal tipo di società in cui si vive attualmente, dotata di opzioni di scelta infinita. Se questo fattore può sembrare solo un vantaggio, esiste in realtà anche un rovescio della medaglia. Spesso, infatti, più scelte possibili si presentano, meno si è in grado di decidere, caricando di responsabilità e stress e malessere.
Allo stesso tempo, i social network permettono a tutti di vedere quello che stanno facendo le altre persone in tempo reale, assumendo così il ruolo di amplificatori della FOMO. Per placare a paura di non perdere niente si controllano compulsivamente i social, ma così facendo la possibilità di imbattersi in eventi o situazioni da cui si è inevitabilmente esclusi aumenta.
Dal punto di vista fisico, i comportamenti che assume chi soffre di FOMO provocano un alto livello di stanchezza e stress. D’altra parte, anche psicologicamente le sensazioni sono negative e portano spesso a:
- frustrazione ed insoddisfazione;
- ansia sociale;
- difficoltà a concentrarsi;
- inclinazione a distrarsi.
Il tutto provocato dalla certezza di aver perso o di poter aver perso qualcosa di importante per colpa propria, per una svista o per pigrizia;
Alti livelli di FoMO, inoltre, sono correlati a disturbi di salute mentale anche gravi e invalidanti quali:
- depressione;
- senso di solitudine;
- livelli più bassi di qualità della vita percepita;
- disturbi del sonno;
- diminuzione della produttività.
Soluzioni: come uscire dalla FOMO
Per non rimanere vittime della FOMO e provare ad affrontarla, esistono alcuni rimedi. Tra questi:
- informarsi: essere consapevoli dell’esistenza di questa dipendenza ed iniziare a fare caso a questi comportamenti, provando piano piano a bloccarli. Ad esempio, scegliere volontariamente di lasciare il telefono spento in un orario specifico della giornata;
- cambiare la prospettiva: il paradosso della FOMO è che per timore di perdersi esperienze, si passa il tempo guardando cosa fanno gli altri senza vivere appieno ciò che si sta facendo. In altre parole, non si sta perdendo solo una situazione di vita, ma ben due;
- riflettere sulla differenza fra desiderio e bisogno: spesso ciò che viene percepito come bisogno in realtà è solo un desiderio. Ad esempio, se si perde un evento ci saranno di certo altre occasioni;
- focalizzarsi su di sé, lasciando andare il confronto con gli altri: concentrarsi su ciò che ha valore, in modo da scegliere solo fra le attività veramente rilevanti per il benessere personale;
- coltivare la consapevolezza, ad esempio praticando la meditazione. Concentrarsi sul “qui e ora” permette di essere più consapevoli delle proprie sensazioni ed emozioni ed evitare di cadere in meccanismi ripetitivi.
Infine, se il malessere percepito persiste o inizia a diventare ingestibile, la soluzione migliore è chiedere supporto ad uno psicologo.