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- 02-02-2026
- Redazione Corsi.online
- In Scuola e università
- 5 minuti
Giornata della memoria: perché si celebra il 27 gennaio e cosa ricordare
La giornata della memoria interroga la nostra coscienza collettiva, molto oltre una semplice ricorrenza sul calendario. Ogni anno ci chiede cosa significhi davvero ricordare. Non è solo un atto simbolico. È una scelta civile.
Il 27 gennaio segna la liberazione del campo di Auschwitz nel 1945. Da questo evento nasce, in Italia, una ricorrenza istituita con la legge 211 del 2000.
La memoria della Shoah, delle deportazioni politiche e della persecuzione di ebrei, rom, oppositori, persone LGBT e disabili riguarda l’intera società. Non appartiene solo agli storici, ma anche alla scuola, alle famiglie e ai media.
Ricordare è essenziale in un tempo in cui i testimoni diretti diminuiscono e i discorsi d’odio crescono online. La memoria diventa così parte dell’educazione civica, perché educa al rispetto dei diritti umani. Aiuta a riconoscere i segnali che precedono esclusione e violenza.
In questo articolo vedremo perché il 27 gennaio è stato scelto, che cosa siamo chiamati a ricordare e come farlo in modo consapevole. Approfondiremo il ruolo della scuola, con esempi di attività, progetti e metodologie come Project Based Learning e didattica laboratoriale. Infine rifletteremo su come trasformare il ricordo in responsabilità quotidiana, individuale e collettiva.
Indice dei contenuti
Origine storica e significato del 27 gennaio
Per capire il senso profondo della Giornata della Memoria bisogna partire dalla storia concreta.
Il 27 gennaio 1945 l’Armata Rossa entra ad Auschwitz. Il mondo vede l’orrore industriale dello sterminio. In Italia la ricorrenza è fissata dalla legge 211 del 20 luglio 2000. Il Parlamento sceglie questa data proprio perché simbolo dell’apertura dei cancelli e della fine, almeno materiale, del sistema concentrazionario nazista.
Con la Giornata della Memoria lo Stato riconosce la necessità di ricordare la persecuzione degli ebrei, i deportati militari e politici italiani, le vittime delle leggi razziali del 1938. Il significato della giornata però va oltre la cronaca storica.
Non si tratta solo di ricordare il passato, ma di leggere il presente alla luce di ciò che è accaduto. Le parole della Costituzione – uguaglianza, dignità, libertà – assumono un peso diverso se le confrontiamo con l’Europa degli anni Trenta.
Nelle scuole e nelle istituzioni questo giorno diventa occasione di studio, incontro con testimonianze, lettura di documenti e riflessione critica. La memoria storica si intreccia così con l’educazione alla cittadinanza attiva, soprattutto per le nuove generazioni che non hanno più nonni testimoni diretti.
Cosa ricordare: Shoah, persecuzioni e responsabilità italiane
Ricordare il 27 gennaio significa dare un nome preciso a ciò che è accaduto.
Non basta parlare genericamente di “tragedia”. Bisogna nominare la Shoah, le deportazioni, il razzismo di Stato. Al centro vi è lo sterminio degli ebrei europei, perseguitati perché considerati “razza inferiore”. Ma ci furono anche deportazioni di oppositori politici, rom e sinti, persone omosessuali, testimoni di Geova, disabili.
In Italia le leggi razziali del 1938 colpirono studenti, docenti, professionisti. A Trieste, Fossoli, Bolzano sorsero campi di transito: molti deportati partirono da binari ordinari, in stazioni ordinarie, viste da cittadini ordinari.
Parlare di memoria significa allora affrontare anche le responsabilità italiane. Non solo quelle dei vertici fascisti, ma anche le complicità diffuse, l’indifferenza, il “voltarsi dall’altra parte”. È un tema delicato, ma fondamentale per una memoria onesta. In classe si possono analizzare biografie, documenti d’archivio, lettere, pagine di diario.
Ragazzi e ragazze scoprono che dietro i numeri ci sono storie, volti, famiglie. La memoria diventa concreta e aiuta a riconoscere, oggi, ogni forma di discriminazione strutturale, anche quando appare mascherata da linguaggi rispettabili o burocratici.
La Giornata della Memoria nella scuola e nell’educazione civica
Nella scuola italiana la Giornata della Memoria è un banco di prova per l’educazione civica. Non è un semplice “evento” da svolgere in un solo giorno, ma un percorso. Le linee guida per l’educazione civica argomenti sottolineano diritti umani, Costituzione, contrasto ai discorsi d’odio.
Il 27 gennaio diventa quindi un nodo in cui storia, cittadinanza e competenze digitali si intrecciano. Un’Unità Didattica di Apprendimento può collegare storia, italiano, arte, tecnologia. Ad esempio una seconda media può lavorare per un mese su leggi razziali, biografie e linguaggio d’odio online, costruendo un prodotto finale condiviso.
In questo contesto vanno considerati anche gli studenti con BES, che richiedono materiali accessibili e attività differenziate. Strumenti come mappe concettuali, audiolibri, video con sottotitoli e supporti visivi facilitano la comprensione. Una buona progettazione parte sempre dai bisogni reali del gruppo classe.
Per i docenti la Giornata della Memoria è anche occasione di aggiornamento professionale. Si possono coinvolgere archivi, musei, associazioni locali, partecipare a percorsi di formazione specifici. Così la ricorrenza non resta isolata, ma entra stabilmente nel curricolo. La scuola diventa luogo in cui la memoria storica si traduce in competenze di cittadinanza attiva, contrasto al bullismo e attenzione al linguaggio, soprattutto sui social.
Metodologie didattiche attive per lavorare sulla memoria
Per parlare di temi così complessi non basta una lezione frontale tradizionale. Servono metodologie attive, che coinvolgano mente ed emozioni degli studenti. La didattica laboratoriale permette di lavorare su documenti, fotografie, mappe, testimonianze audiovisive. Con il Project Based Learning gli studenti progettano prodotti concreti, come mostre, podcast, siti, mappe digitali. La LIM consente di visualizzare luoghi, linee del tempo, archivi digitali.
La metodologia debate aiuta a sviluppare pensiero critico e capacità argomentativa su temi sensibili, come l’uso delle parole d’odio. Ecco alcune strategie possibili:
- Laboratorio di lettura su diari, lettere, testimonianze dirette
- Progetto multimediale con mappe digitali dei luoghi della memoria
- Debate guidato sul linguaggio dell’odio e le sue conseguenze
- Realizzazione di una mostra scolastica aperta alle famiglie
Testimonianze, luoghi della memoria e ruolo delle istituzioni
Un pilastro della Giornata della Memoria è l’incontro con le testimonianze.
Finché è possibile, l’ascolto dei sopravvissuti resta insostituibile: le loro parole danno corpo e voce alla storia. Negli ultimi anni si diffondono archivi digitali, interviste registrate, libri e graphic novel che mantengono viva questa eredità. I discorsi istituzionali, come quello pronunciato dal Presidente Sergio Mattarella al Quirinale, aiutano a collegare memoria e presente. Le istituzioni ribadiscono il rifiuto di antisemitismo, razzismo e negazionismo, e richiamano ogni cittadino alla responsabilità.
Un ruolo importante è svolto anche dai luoghi della memoria: musei, ex campi di concentramento, binari dell’ultimo viaggio. I viaggi della memoria hanno coinvolto migliaia di studenti, spesso all’estero.
Dopo la pandemia, la ripresa turismo scolastico ha permesso di riattivare molte di queste esperienze, con protocolli di sicurezza adeguati. Per alcune scuole le visite dirette non sono possibili, per costi o distanze. In questi casi la tecnologia può aiutare, con tour virtuali, collegamenti in videoconferenza con musei e istituti storici.
L’importante è che gli studenti percepiscano la concretezza dei luoghi e delle storie. Così comprendono che la violenza non è un’astrazione, ma è avvenuta in città, paesi, stazioni molto simili ai loro contesti quotidiani.
Giornata della Memoria e uso critico dei media oggi
Ricordare il passato è indispensabile per comprendere i rischi del presente. Oggi molti discorsi d’odio passano attraverso social e piattaforme digitali, spesso in modo sottile.
La Giornata della Memoria può diventare occasione per educare a un uso critico dei media. In classe si possono analizzare commenti online, meme, post che banalizzano la Shoah o la usano come paragone improprio. Gli studenti imparano a riconoscere stereotipi, fake news, forme di negazionismo mascherato da “opinione”. È un lavoro che unisce storia, italiano e competenze digitali.
Strumenti come la LIM e semplici applicazioni di fact-checking permettono ricerche guidate su fonti affidabili. Gli studenti confrontano siti istituzionali, blog, social, imparando a valutarne l’attendibilità. Questo percorso può essere inserito in una Unità Didattica di Apprendimento trasversale. La memoria storica diventa così allenamento alla cittadinanza digitale responsabile. Giovani e giovanissimi comprendono che le parole hanno conseguenze anche online.
Imparano a intervenire, a segnalare contenuti d’odio, a non condividere messaggi discriminatori. In questo modo la Giornata della Memoria smette di essere solo commemorazione. Diventa strumento per costruire una comunità più vigile, capace di riconoscere presto i segnali di esclusione e violenza.
Redazione Corsi.online
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