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- 28-02-2026
- Redazione Corsi.online
- In Mindset
- 5 minuti
Autostima: i segnali nascosti che indicano se la stai sottovalutando
Ti capita di sentirti “non abbastanza” anche quando gli altri ti lodano?
Questo può indicare che la tua autostima non riflette davvero il tuo valore. Spesso non te ne accorgi, perché non c’è un crollo evidente: non piangi, non ti blocchi. Continui a lavorare, a occuparti di tutto, magari perfino con successo.
Eppure, sotto la superficie, qualcosa si logora. Piccole frasi, abitudini e pensieri automatici diventano un rumore di fondo costante. Ti spingono a pretendere sempre di più e a riconoscere sempre meno.
Questo articolo nasce proprio da quei segnali nascosti che molti ignorano.
Non parliamo solo di insicurezza generica. Parliamo di come ti rivolgi a te stesso, di come minimizzi risultati importanti, di come ti senti fuori posto anche quando hai lavorato duramente per essere lì. Riconoscerli cambia prospettiva: non sei “sbagliato”, stai solo utilizzando criteri severi e spesso ingiusti. In questo articolo scoprirai i segnali nascosti più comuni, come si collegano ad autoefficacia, emozioni e relazioni, nonché quali domande oneste puoi iniziare a porti.
Indice dei contenuti
Autostima: smettere di scusarsi inutilmente
Uno dei segnali più sottovalutati di bassa autostima è il bisogno continuo di scusarti.
Ti escono “scusa” e mi dispiace anche quando non hai fatto nulla di sbagliato. Ti scusi se fai una domanda, se chiedi chiarimenti, se non rispondi subito a un messaggio. Ti senti in difetto per il solo fatto di occupare spazio o tempo degli altri.
Questo atteggiamento logora in silenzio. Perché ti posizioni un passo indietro, come se il tuo diritto di esserci dovesse essere sempre giustificato.
Immagina una riunione di lavoro. Prima di intervenire, ti senti dire frasi come “forse è una domanda stupida” o “scusate se rubo un minuto”. Non è educazione. È la convinzione radicata di dover compensare una presunta colpa: esprimere un bisogno.
In psicologia questo schema si collega spesso a esperienze in cui eri apprezzato solo quando eri accomodante. Oggi, però, quel copione ti rende meno visibile. Notarlo è il primo passo.
La prossima volta che stai per scusarti senza motivo, prova a sostituire con un semplice “grazie per l’ascolto”: il messaggio interno cambia completamente.
Il bisogno di approvazione e la paura di deludere
Un altro segnale che la tua autostima è più fragile di quanto pensi è il bisogno costante di approvazione.
Ti accorgi di cercare negli occhi degli altri una conferma continua. Dopo aver preso una decisione, chiedi più volte “va bene?” o “sei sicuro che non ti dispiaccia?”. Controlli i messaggi per vedere se qualcuno si è offeso. Rileggi mail e chat all’infinito per assicurarti di non sembrare troppo diretto. Il timore di deludere diventa così forte da guidare molte scelte quotidiane, spesso a tuo svantaggio.
Pensiamo a chi accetta straordinari non pagati per mesi, perché teme di sembrare poco collaborativo. Oppure a chi resta in relazioni sbilanciate, pur di non affrontare un possibile conflitto.
In questi casi non è solo gentilezza. È la sensazione profonda di valere solo se l’altro è soddisfatto. Gli studi su people pleasing mostrano che questo modello espone a stress, risentimento e burnout. Riconoscerlo non serve a colpevolizzarti, ma a vedere il prezzo che stai pagando. Ogni volta che dici “sì” per paura, stai dicendo “no” ai tuoi bisogni più autentici.
Confronto continuo, risultati sminuiti e sindrome dell’impostore
Quando ti paragoni agli altri in modo ossessivo, spesso non è ambizione.
È un’autostima costruita su metri di giudizio impossibili. Guardi colleghi, amici, conoscenti sui social e noti solo ciò che negli altri sembra migliore. I tuoi risultati, invece, perdono valore appena raggiunti. Ti dici che è stato “solo fortuna”, che chiunque al posto tuo avrebbe fatto lo stesso. Questo terreno è ideale per la sindrome dell’impostore, che si nutre di pensieri ricorrenti. Ecco i principali elementi:
- Attribuire i successi a caso o circostanze esterne
- Minimizzare competenze, studio e impegno personale
- Sopravvalutare gli errori, anche minimi o risolti
- Temere di essere “smascherato” da un momento all’altro
Molte persone con curriculum solidi raccontano questa dinamica. Ricevono una promozione, un incarico importante o una certificazione e provano sollievo per pochi giorni.
Poi arriva il pensiero: “se sapessero davvero come sono, cambierebbero idea”. La Sindrome dell’impostore descrive bene come questo schema porti a studiare sempre di più, senza mai sentirsi competenti. Non è umiltà, è autosvalutazione. Finché il tuo valore dipende solo dal livello che ritieni di non aver ancora raggiunto, la soddisfazione resterà sempre rimandata.
Emozioni bloccate, ansia e difficoltà a dire di no
Un altro indicatore di autostima in difficoltà è il rapporto complicato con le emozioni.
Non ti concedi di arrabbiarti, ti dici che esageri, che dovresti essere più razionale; oppure esplodi dopo aver ingoiato troppo. La tua energia è assorbita dalla paura di essere visto come “troppo sensibile”, “troppo fragile”, “troppo emotivo”. Invece di ascoltare il messaggio delle emozioni, ti concentri nel controllarle a ogni costo. La gestione delle emozioni diventa una lotta continua, soprattutto quando si tratta di gestire l’ansia legata a giudizio e rifiuto.
Questa tensione si riflette anche nella difficoltà a dire di no. Accetti richieste che ti sovraccaricano, rimandi conversazioni scomode, sorridi mentre dentro senti un nodo allo stomaco. Non si tratta solo di mancanza di assertività.
Spesso c’è l’idea implicita che i tuoi bisogni vengano dopo, sempre. Le ricerche su intelligenza emotiva mostrano invece che riconoscere e nominare le emozioni aumenta la capacità di essere resilienti. Dare spazio a ciò che provi non ti rende debole. Ti permette di capire dove stai superando il limite, prima che il corpo te lo ricordi con forza.
Autoefficacia, perfezionismo e paura di fallire
Quando senti di non essere mai abbastanza preparato, anche dopo anni di studio o pratica, la tua autostima e la tua autoefficacia potrebbero essere scollegate dalla realtà. Continui corsi, certificazioni, aggiornamenti, ma ogni nuovo traguardo sposta solo più avanti l’asticella. Non ti concedi di sentirti competente. Rimandi progetti finché non ti “sentirai pronto”, ma quel momento non arriva. Il perfezionismo sembra un alleato, in realtà ti protegge dalla paura di fallire. Se non inizi davvero, non puoi sbagliare.
Ma non puoi nemmeno verificare quanto vali sul campo.
Molte persone raccontano di aver rifiutato occasioni importanti perché non si sentivano “alla loro altezza”. Concorsi non sostenuti, candidature mai inviate, presentazioni delegate ad altri.
Il rischio è costruire una profezia autoavverante: più eviti situazioni sfidanti, meno possibilità hai di sperimentare che puoi cavartela. Le ricerche sulla psicologia del mindset mostrano che gli errori, letti con curiosità, potenziano la capacità di essere resilienti. Non sono prove definitive del tuo valore. Sono dati, informazioni per correggere il tiro, invece che condanne da scontare in silenzio.
Riconoscere i segnali nascosti e cambiare sguardo
La cosa più sorprendente, quando inizi a guardare da vicino la tua autostima, è scoprire quanto spesso la sottovaluti proprio nei momenti in cui stai funzionando meglio.
Non c’è solo tristezza evidente, ma micro-abitudini: scuse eccessive, bisogni messi in fondo, risultati minimizzati, emozioni zittite. Questi segnali non definiscono chi sei. Mostrano piuttosto le lenti con cui ti osservi. Lenti costruite nel tempo, magari in contesti in cui dovevi essere bravo, silenzioso, impeccabile per sentirti accettato.
Quando riconosci questi meccanismi, qualcosa si sposta. Non serve ripetersi frasi motivazionali davanti allo specchio. Serve soprattutto cambiare il modo in cui ti parli dentro. Approcci come la self-compassion e l’accettazione non ti chiedono di sentirti speciale ogni giorno. Ti invitano piuttosto a considerarti umano, fallibile, degno di rispetto anche quando sbagli.
Da questa posizione, la autostima smette di essere un voto da conquistare e diventa un modo più realistico e gentile di valutare il tuo valore personale, senza sconti ma anche senza condanne definitive.
Redazione Corsi.online
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